Parolacce in inglese

Pubblicata in: News 20/02/2017

Non sembra esserci una via d'uscita: il turpiloquio in Italia è stato sdoganato in tutti i campi e viene utilizzato a tutte le età. 
Ma come dobbiamo comportarci nel mondo anglosassone? Possiamo continuare imperterriti a imprecare? Per il momento scoprite quali sono le peggiori parolacce inglesi, leggetene il significato e ascoltatene la pronuncia. Poi deciderete voi che cosa fare

Le parolacce e i bambini
I bambini cominciano a dire le parolacce verso i due anni, in sostanza quando iniziano a parlare e a ripetere indistintamente le parole che sentono pronunciare da chi gli sta intorno. Le ripetono senza conoscerne il significato, ma già ne percepiscono il potere intrinseco: basta pronunciarne una e c’è subito chi sgrana gli occhi, chi ridacchia o chi rimprovera senza mezzi termini. Gli articoli di self help psicologico per genitori sconvolti nel realizzare che quella boccuccia è in grado di ripetere le peggiori sconcezze, si sprecano. I consigli degli esperti sono sempre gli stessi da decenni: fate finta di niente, non ridete, non urlate indignati, spiegate (per quel che si può) che quella parola è brutta ed è meglio non dirla… via via fino al consiglio impossibile da seguire: “date voi stessi il buon esempio, non dite parolacce”. Ed è a questo punto che anche i genitori più intransigenti depongono le armi. La battaglia è già persa.

La battaglia persa contro le parolacce
Perché non si possa vincere contro le parolacce, lo spiegava Umberto Eco nella sua rubrica La bustina di minerva, dalle pagine de L’Espresso del 2015: “Una volta gli adulti evitavano le parolacce, se non all’osteria o in caserma, mentre i giovani le usavano per provocazione, e le scrivevano sulle pareti dei gabinetti della scuola. Oggi le nonne dicono cazzo invece di perdirindindina.“
Il turpiloquio, dal latino turpiloquium, frutto dell’unione tra turpis, turpe, e loqui, parlare, è un fenomeno trasversale: ha invaso tutti i campi, i ceti sociali e, soprattutto, viene utilizzato a tutte le età. Lo conferma senza mezzi termini anche il semiologo Paolo Fabbri: “Le male parole, sdoganate da tempo, escono dai bassifondi linguistici e dilagano fuori dal traffico e dagli stadi per approdare, enfatiche e imperative, in tutte le forme di vita.”

La parolacce e la televisione
Il piccolo schermo dà forse l’esempio più eclatante sulla legittimazione della parolaccia, la quale non necessita più di misure restrittive né di bip censori. Si fatica a credere che, soltanto una ventina di anni fa, parole come verginità, amante, amplesso, vizio, parto alla RAI erano vietate. Così come, in un telegiornale, mai si sarebbe potuto parlare di “un membro del parlamento” o di una qualsiasi decisione presa "in seno alla commissione".
Ai giorni nostri, Luciana Littizzetto davanti alle telecamere di RAI 3 disquisisce liberamente sul potere catartico della parolaccia. E può esclamare quante volte vuole minchia, un termine ritenuto un tempo molto volgare e utilizzato soltanto in Sicilia, derivante dal latino "mentula", che significa membro virile.
Diverso è il discorso della bestemmia. In Italia, viene considerata tuttora il più grave dei turpiloqui che, non solo viola il secondo comandamento biblico "non nominare il nome di Dio invano", ma fino al 1999, era considerata dal codice penale un vero e proprio reato. Un reato che non è scomparso, ma che è stato semplicemente spostato nell’ambito dei reati amministrativi e, attualmente, bestemmiare in luogo pubblico prevede una multa che va dai cinquanta ai trecento euro circa.
A Leopoldo Mastelloni, attore, regista e cantante napoletano, ne scappò una durante un programma televisivo RAI nel 1984. Venne immediatamente cacciato e mai più poté tornare nei canali di stato. Mediaset, invece, all’occorrenza taglia la testa al toro. Sulla questione della presunta bestemmia udita nella casa del Grande Fratello 2016, dichiara: “Il Grande Fratello ha verificato e non c’è stata nessuna bestemmia”, smentendo addirittura una chiara registrazione audio di cui non c’è più traccia in internet.

Le parolacce e la politica
In tutto l'arco costituzionale, la volgarità sembra funzionare più dei programmi. Stufi dell’asettico politichese, la scurrilità e l’ingiuria sembrano far sentire il politico di turno più vicino all’elettore, come fosse una sorta di amico fidato che dice pane al pane e vino al vino. Degno dunque di fiducia e sostegno.

Le parolacce nel mondo anglosassone
Definito il ruolo della parolaccia in Italia, quello che più ci interessa, però, è il mondo anglosassone. Secondo molti expats italiani di base a Londra da anni, a ogni cazzo esclamato in Italia, corrisponde un fucking nel regno di Elisabetta II. Negli Stati Uniti, invece, nonostante solo nel film The Wolf of Wall Street, di Martin Scorsese, siano stati esclamati circa tre fuck (o suoi derivati) al minuto, per un totale di 569, gli americani nella vita di tutti i giorni dicono molte meno parolacce degli italiani e degli inglesi. Ruth Margolis, giornalista inglese di base negli Stati Uniti, che collabora per il ​The Guardian, The Daily Telegraph e la BBC America, consiglia ai suoi connazionali di stare attenti al linguaggio quando arrivano negli Stati Uniti: “Se non volete avere problemi quando siete in società, cercate di evitare le battutacce volgari. Noi Brits ci scambiamo insulti gioviali perché siamo troppo rigidi ed emozionalmente poco evoluti per riuscire a dire come ci sentiamo veramente… Non è così che si comportano gli americani.” La giornalista aggiunge però che non bisogna dimenticare che le parolacce, di solito, sono un complemento efficace nel sense of humour inglese.
Diverso è l’approccio British quando si tratta di parolacce che presentano risvolti razziali. Un recente studio dell’OFCOM (Office of Communications), autorità competente e regolatrice indipendente delle società di comunicazione nel Regno Unito, conferma che le parolacce in televisione non infastidiscono più di tanto gli spettatori, purché non abbiano un qualche retrogusto razzista. In questo caso, gli inglesi le condannano giustamente senza riserve. 

Le peggiori parolacce inglesi
Il nostro compito però non è quello di esplorare le parolacce inglesi dal punto di vista sociologico. Quello che rientra nelle nostre competenze è invece mettervi nelle condizioni di conoscerle, capire esattamente cosa vogliono dire e, se proprio le dovete usare, di pronunciarle correttamente.

Eccovi la lista delle parolacce più popolari inglesi, leggetene il significato e decidete voi come e quando utilizzarle

Cunt
Cunt è sicuramente il termine più volgare che si possa dire in inglese. Il corrispettivo scientifico nello stesso idioma è vagina (si scrive come in italiano, ma si pronuncia all'inglese). Da sostantivo, cunt può diventare un aggettivo e, detto a una donna, acquista il significato di puttana, mignotta, troia, stronza. Indirizzato a un uomo, significa invece figlio di puttana, ma anche stronzo, pezzo di merda.
Rimanendo nell’ambito anatomico, si può parlare anche di pussy, meno volgare di cunt, che indica sempre i genitali femminili. Come insulto rivolto a un uomo, pussy diventa sinonimo di codardo, femminuccia, fighetta.
Cock
Il termine cock significa gallo, il marito della gallina, ma nel mondo dello slang diventa cazzo, cazzone, stronzo. Seguito da sucker, derivato dal verbo to suck (succhiare), se ne evince subito il significato: ecco la pronuncia da cliccare e ascoltare di cocksucker. Se vogliamo nominare in modo polite il pene, possiamo parlare di penis.
Fuck
To fuck è il corrispettivo volgare di fare sesso: scopare, fottere, trombare… e via dicendo. Ma fuck diventa anche l’esclamazione Cazzo! Merda! (la seconda opzione si può rendere agevolmente con: Shit!). 
Dall’infinito to fuck, sono svariate le possibilità linguistiche. Cominciamo con fuckingfottuto, ma anche del cazzo, della minchia (fucking film, film del cazzo). Come phrasal verb non possono mancare due espressioni efficaci come fuck off, vai a cagare, fottiti, vaffanculo, e fuck upincasinare, mandare a puttane. Nell’ambito delle parole composte, svetta motherfucker, tradotto letteralmente che si fotte la madre. In italiano si rende egregiamente il concetto con figlio di puttana.
Asshole e Arsehole
Asshole e arsehole: la prima è un’espressione americana mentre la seconda è prettamente British, ma entrambe significano esattamente la stessa cosa: buco di culo. L’espressione però, quando viene utilizzata come un insulto e non come una parte anatomica, acquista la valenza di pezzo di merda, stronzo. La curiosità è che la pronuncia, pur tenendo presente la diversità di accento tra americano e British, è più meno simile, perché per i secondi, la “r” di arse è muta. Arse e ass, utilizzati senza hole, sono sicuramente parolacce meno volgari e significano stupido, idiota.
Bullshit
Termine composto da bull (toro) e shit (merda), significa stronzate, cazzate, cagate, puttanate, ma anche falsità. Esclamato vuol dire Smettila di dire stronzate!.
Bitch
Secondo il vocabolario, bitch è la femmina del cane: la cagna. Da lì a diventare un insulto al femminile non c’è voluto molto. Dunque, bitch vuol dire anche puttana, troia, sgualdrina, stronza e cagna, per l’appunto. Fate molta attenzione alla pronuncia di questo termine, è un attimo confonderlo con beachspiaggia, se state parlando di vacanze. Ascoltate attentamente le due pronunce per evitare spiacevoli malintesi.
Piss Tits
Il termine piss significa piscio, piscia, preceduto dal to dell'infinito diventa pisciare. Il secondo tits, indica invece seni, o meglio tette. A onor del vero, questi due termini non sono più così volgari, ma li abbiamo inseriti perché erano due tra le sette parole che non si potevano dire alla televisione americana negli Anni 70. 

Le parolacce vietate alla televisione americana
Quali siano le parole vietate nel piccolo schermo americano, lo spiega molto bene il comico George Carlin nell’esilarante video 7 Words You Can't Say On TV: Shit, piss, fuck, cunt, cocksucker, motherfucker, and tits. Il video venne girato nel 1972 e nonostante lo si possa vedere sulle televisioni via cavo, sui canali nazionali, rimane tuttora un tabù. La WBAI, nominata nel video dal George Carlin è una importante società radiofonica americana,di base a New York, la quale, qualche anno prima, aveva redatto la lista delle parole che non potevano essere pronunciate in radio: esattamente le stesse nominate da George Carlin (nella foto in alto all'articolo trovate l'immagine originale del divieto). La lista venne poi adottata anche dalla televisione. Godetevi il video originale con i sottotitoli in italiano. 

 

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